Un epilogo che lascia l'amaro in bocca: il King si ferma ai rigori
Si chiude il 5 giugno 2026 nel modo più crudele il percorso del King nel torneo. Dopo aver dominato il Girone A e chiuso la prima fase al primo posto, la squadra viene eliminata nei quarti di finale dal Gobetti, che si impone 7-5 ai calci di rigore dopo il 3-3 maturato nei tempi regolamentari.
Il risultato racconta solo una parte della storia. Per lunghi tratti della partita il King ha imposto il proprio gioco, creando occasioni, controllando il possesso e dimostrando una superiorità tecnica e collettiva evidente. Le reti di Baghino, Monti-Bragadin e Longobardi sembravano poter indirizzare la qualificazione, ma negli ultimi dieci minuti, complice anche la rotazione della rosa e alcuni cambi necessari, il Gobetti è riuscito a rientrare in partita trovando un pareggio che, fino a quel momento, appariva difficile da immaginare.
Ai rigori la sorte ha premiato il Gobetti, capace di mantenere maggiore lucidità dagli undici metri e conquistare così l'accesso alle semifinali. Per il King resta una sconfitta difficile da accettare, soprattutto per quanto visto sul campo.
Il calcio, però, sa essere spietato. Non sempre vince chi gioca meglio, e questa partita ne è stata una dimostrazione. Il King esce dalla competizione non perché sia stato inferiore al proprio avversario, ma perché episodi e dettagli hanno cambiato il destino di una gara che sembrava saldamente nelle sue mani.
Nonostante l'eliminazione, il bilancio della stagione resta straordinario. Il King ha chiuso il girone al primo posto, battendo i campioni in carica del Bergese, superando avversarie di alto livello come Pertini e Nautico, travolgendo il Deledda e pareggiando nello scontro diretto con il Meucci. Ha espresso un calcio organizzato, offensivo e spettacolare, guadagnandosi il rispetto di avversari e spettatori.
Rimane inevitabilmente il rammarico per un torneo che sembrava poter regalare un finale diverso. Ma se c'è una certezza che questa squadra lascia in eredità è che il King ha alzato l'asticella. Per qualità del gioco, continuità di rendimento e forza del gruppo, questa formazione può essere ricordata come la squadra più forte espressa dal King e, probabilmente, una delle migliori che il torneo abbia visto dalla sua nascita.
Riccardo Sciaccaluga
