Il Liceo King nella sede di Music for Peace
Genova, 31 maggio 2026. Il Liceo King nella sede di Music for Peace. Tra dicembre e aprile sette classi hanno vissuto questa esperienza. Due proposte educative: nella prima parte dell’anno i laboratori del Festival Che Stella, nella seconda il Progetto Solidarscuola. Per tutti un momento di consapevolezza rispetto a quello che sta succedendo nel mondo, raccontato da immagini e parole dei volontari, primo fra tutti il presidente Stefano Rebora appena rientrato dal Sudan, che vanno in quei luoghi a portare aiuti umanitari, presenza, attenzione, testimonianza.
Esattamente quello che hanno fatto i nostri alunni e le loro famiglie: ognuno ha portato qualcosa, poi lo ha confezionato in un pacco che andrà ad aiutare chi vive la guerra, la disperazione, la fame. Durante i laboratori abbiamo imparato quanto la ludopatia, cioè la dipendenza dal gioco, sia pericolosa: lo ha spiegato Daniele Raco, di lui conoscevamo l’arte del cabaret ad altissimi livelli, e non l’orrido dell’azzardo.
Abbiamo visitato i giardini segreti di Genova con l’architetto Lorenza Comino e li abbiamo riprodotti. Ascoltato la storia della Resistenza al femminile di e con Alberto Bruzzone. Imparato a suonare le percussioni con l’eccellenza, il maestro Rodolfo Cervetto. E poi, tutti, abbiamo ascoltato i racconti di tanti anni di spedizioni, di tanto bene fatto, di un’enorme frustrazione perché, ad esempio, le tonnellate di generi raccolti e destinati alla Striscia di Gaza sono ancora bloccati in Giordania, ma anche di immagini terribili che raccontano gli effetti collaterali di qualsiasi guerra.
Lasciamo spazio alle fotografie, alle composizioni, alle parole nella restituzione dei nostri ragazzi: “Mi ha fatto sentire grata per la mia condizione, felice di poter aiutare e triste per tutte quelle famiglie che vivono in guerra” Nina.
“C’ero già stato e mi è sempre piaciuto ma per una mattina mi sono sentito partecipe di un progetto importante” Nicolò.
“Sono rimasta impressionata dalle immagini, noi non ci rendiamo conto di quello che le persone devono sopportare e subire” Arianna.
“Questa esperienza è una di quelle che non si dimenticano: davanti a quelle foto l mio cuore si è spezzato pensando alle persone che fanno così così orrende ad altre persone” Luca.
“Mi ha colpito il fatto che i volontari vanno personalmente a consegnare i pacchi, uno per uno, ad ogni singola famiglia” Ilaria.
“Mi ha fatto sentire parte di un Progetto molto grande e di aver aiutato persone che hanno bisogno. Alcune immagini sono però troppo crude” Riccardo.
“Portare cibo e confezionarlo mi ha fatto sentire utile” Martina.
“E’ un modo per riflettere e capire meglio tutto quello che c’è dietro” Filippo.
“Un’esperienza che mi ha insegnato quanto sia importante aiutare gli altri, mi ha fatto riflettere, molto” Allegra.
“Mi hanno sbattuto in faccia la realtà. Mi è servito a capire che non possiamo stare indifferenti” Daniele.
“Mi ha fatto pensare al dolore reale e a quante persone innocenti soffrono” Martina.
“Poesia in due colonne: Macerie – Mattoni, Sirena antimissile – Ambulanza Music for Peace, Fame – Derrate Alimentari, Silenzio – Voci dei Volontari, Buio – Luce dell’Ospedale da campo” Matteo.
“Pensavo che sarebbe stata semplicemente un’uscita scolastica invece mi ha lasciato qualcosa dentro che faccio fatica a spiegare. Sono uscito da lì con il cuore pieno e ho imparato qualcosa non dai libri ma dalle persone” Leonardo.
“Ci siamo sentiti realmente utili quando abbiamo preparato il pacco di aiuti per le famiglie, un gesto che sembra così semplice ma ci ha permesso di capire che tutto quello che diamo per scontato in realtà non lo è affatto” Gabriele.
“Dietro ogni guerra non ci sono numeri o notizie ma persone vere, vite spezzate e dolore che nessun uomo dovrebbe mai vivere” Beatrice.
“Questa esperienza mi ha lasciato tanta tristezza ma anche la voglia di guardare il mondo con occhi diversi, con sensibilità ed empatia verso chi vive realtà che non facciamo fatica anche solo ad immaginare” Greta.
“Mi sono sentito utile e legato con le famiglie che riceveranno i pacchi che abbiamo preparato, spero si sentano meno sole” Diego.
“Chi governa uno stato può arrivare a distruggere la vita di migliaia di persone solo per potere, interessi politici ed economici ma a pagare sono le persone innocenti” Sara.
“Associazioni come Music for Peace svolgono un lavoro importantissimo, questa esperienza ha rafforzato un pensiero che ho da tempo quando sarò indipendente vorrei affiancarmi ad un Progetto come questo e dare il mio contributo” Vittoria.
“Music for Peace ci ha insegnato che aiutare gli altri è il modo più potente per sentirsi umani” Riccardo.
“Con la tormenta un posto sicuro, rulli di tamburi con la consapevolezza che quei suoni accomunano tutti. Anche durante la guerra c’è chi fa luce e le armi le butta a terra” Roberto.
“Il Festival di Music for Peace è un evento che unisce musica, cultura, solidarietà, trasformando le note in un potente messaggio di pace e di inclusione” Edoardo.
“E’ stato come entrate in un luogo dove la solidarietà smette di essere un’idea astratta e diventa qualcosa di concreto, ho sentito un senso di comunità vero, fatto di ascolto, rispetto, voglia di aiutare” Gabriele.
“Vi ringrazio per il lavoro che fate quotidianamente, al posto nostro, salvate vite e non prendete meriti. Siete speciali” Federico.
“Siete riusciti a mandarci un messaggio, chiaro: la situazione è grave” Irene.
“Ogni anno vado a Music for Peace con la mia scuola di danza e lo considero un progetto bellissimo: aiutare le persone di tutto il mondo, l’ingresso si paga portando generi di prima necessità, così tutti facciamo volontariato” Elena.
“Il jackpot della vita si vince senza avvicinarsi alle macchinette” Pietro.
“Credo di aver capito di non dare mai nulla per scontato” Tommaso.
“Tornato a casa ho riflettuto e la sera ne ho parlato con i miei: delle guerre e della ludopatia. E’ stata un’esperienza speciale” Pietro.
“Una sera mentre giocava un suo amico lo ha abbracciato e lo accompagnato fuori dal locale, senza dire nulla: Daniele Raco lo ha descritto come l’abbraccio di un angelo” Matteo.
